Coronavirus. Carenza terapie intensive. Ingegneri clinici: “Gare Consip non sono sufficienti, serve subito un piano alternativo”


“L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici ha elaborato un quadro sintetico aggiornato della “configurazione tipo” di un reparto di TI e dell’attuale possibilità del nostro Paese e delle ditte produttrici di rispondere alle richieste del Servizio Sanitario Nazionale. Leogrande: “Occorre che il sistema si attrezzi anche con altre formule, più chiare nella tempistica e nei volumi degli approvvigionamenti; potrebbe in questo senso anche essere utile verificare la possibilità di condividere apparecchiature tra strutture ospedaliere”.

In questi giorni di emergenza da COVID.19 una delle massime criticità è quella dell’allestimento di sempre nuovi reparti di Terapia Intensiva (TI), con realizzazione ex-novo di posti letto in grado di accogliere i nuovi casi che purtroppo ancora si stanno registrando soprattutto (ma non solo) nelle regioni del Nord Italia. Ma quali sono i tempi, i costi e le disponibilità effettive per rendere operativi questi reparti? L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) ha realizzato e messo a disposizione un “Prospetto di dotazione operativa”, un quadro sintetico aggiornato della “configurazione tipo” di un reparto di TI e dell’attuale possibilità del nostro Paese e delle ditte produttrici di rispondere alle richieste del Servizio Sanitario Nazionale.

Quanto costa una Terapia intensiva. Nel “Prospetto” fornito da AIIC si può osservare che un posto letto può essere valutato approssimativamente 50mila euro, comprendendo all’interno di questa cifra apparecchiature che vanno dai Ventilatori Polmonari da terapia intensiva (da 14 a 22mila euro) ai Monitor Multiparametrici (da 3500 a 5mila euro), dai letti con materassi antidecubito (da 4 a 12mila euro) agli umidificatori attivi (da 2 a 4mila euro). Per dimensionare correttamente un reparto di TI, a questi valori economici per singolo posto letto vanno poi aggiunte le Dotazione di tecnologie sanitarie condivise nei blocchi di Terapia Intensiva, che con una cifra vicina ai 200mila euro permette l’attivazione di un intero reparto, con strumentazioni complesse che comprendono tra le altre un Sistema radiologico portatile digitale (circa 90mila euro), un elettrocardiografo (5mila euro), un sistema CPAP (2500 euro l’uno) ed un ecografo (da 8 a 20mila euro), apparecchiature che spesso fortunatamente sono già presenti presso i centri ospedalieri (e quindi non presuppongono nuovi investimenti).

“Nel quadro di insieme offerto dal nostro Prospetto si può osservare che si tratta di apparecchiature che presentano diversi gradi di complessità tecnologica”, precisa Lorenzo Leogrande, presidente AIIC, “e che nella loro globalità assicurano l’operatività reale ed immediata di una Terapia Intensiva. Ricordiamo comunque che un reparto di questo tipo ha bisogno di essere inserito all’interno di un apparato tecnologico complessivo in grado di far dialogare le nuove apparecchiature con i sistemi preesistenti all’interno di un ospedale attrezzato”.

La tempistica. Ma il Prospetto fotografa anche il tema di maggior criticità attuale: queste strumentazioni sono effettivamente in arrivo negli ospedali di prima linea in Italia? Ebbene: sulla maggior parte delle apparecchiature presenti nel Prospetto-AIIC, sono stati espletati i Bandi di Gara CONSIP che in questo periodo sono stati lanciati ed aggiudicati (sotto la dicitura COVID-19 – Procedura negoziata d’urgenza) ed hanno offerto un messaggio di speranza per chi in prima linea continua a domandare nuovi posti letto per i pazienti. Però – suggerisce AIIC – occorre guardare attentamente “dentro” i risultati della Gara: come mostra la Tabella sinottica, ad esempio i Ventilatori polmonari da terapia intensiva sono stati aggiudicati in numero di 1800, un numero sicuramente importante, ma la tempistica del loro arrivo negli ospedali desta qualche preoccupazione. Come è stato comunicato proprio da CONSIP, “le consegne saranno effettuate in 4 scaglioni temporali – entro 3 giorni, tra 4 e 7 giorni, tra 8 e 15 giorni, tra 16 e 45 giorni – dal momento dell’ordine (es. i 3.918 ventilatori totali offerti, tra lotto 1 e 2 sono ripartiti in: n. 119 ventilatori “entro 3 giorni”, n. 200 ventilatori “tra 4 e 7 giorni”, n. 886 “tra “8 e 15 giorni” e n. 2.713 “tra 16 e 45 giorni”)”.

Ciò significa che ad oggi un certo numero di ventilatori sono già stati consegnati (quelli di 1° fascia e 2° fascia), una parte è presumibilmente in consegna (3° fascia), mentre l’ultima fetta della fornitura – quella numericamente più significativa: oltre 2700 ventilatori – avrà tempi di consegna lunghissimi, dai 16 ai 45 gg dal momento dell’ordine. “Lo stesso discorso riguarda praticamente tutte le apparecchiature che CONSIP ha messo a bando di gara”, commenta il presidente AIIC, “e di cui preoccupano i tempi di consegna ed effettiva operatività sul campo”. In particolare, inoltre, in una di queste procedure si presenta una criticità ulteriore: non è infatti stata ancora assegnata la Gara per la fornitura di oltre 20mila CPAP, apparecchi che consentono la ventilazione non invasiva del paziente fornendo un flusso di aria a pressione positiva con lo scopo di aumentare la capacità funzionale residua e la compliance polmonare.

Concludendo, AIIC commenta il Prospetto con attenzione e preoccupazione: “E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una situazione di assoluta emergenza”, è la riflessione finale di Lorenzo Leogrande, “CONSIP e le aziende produttrici per prime, stanno facendo l’impossibile per gestire un approvvigionamento immediato di strumentazioni ad alto contenuto tecnologico. Ma la realtà è che ci serve un piano alternativo immediato: dobbiamo sapere che con ogni probabilità la situazione continuerà a rimanere critica proprio nel periodo di picco epidemico, ponendoci delle richieste che il mercato e i soggetti di procurement non sapranno evadere con velocità, anche perché tutti i sistemi sanitari internazionali continueranno in queste settimane a chiedere sempre maggiori forniture, spingendosi nei fabbisogni ben oltre le capacità produttive dei singoli produttori. Come ingegneri clinici vogliamo lanciare oggi questo messaggio: occorre che il sistema si attrezzi anche con altre formule, più chiare nella tempistica e nei volumi degli approvvigionamenti; potrebbe in questo senso anche essere utile verificare la possibilità di condividere apparecchiature tra strutture ospedaliere, ben sapendo che ci sono ospedali NON coinvolti nell’emergenza che potrebbero sostenere le necessità di quelli che invece sono ormai allo stremo delle loro capacità di risposta assistenziale”.

http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=82848

Coronavirus, Aiic: “Nuove apparecchiature terapie intensive, tempistiche preoccupanti”


“Gara Consip non sufficiente, occorre un piano alternativo immediato”

ROMA – In questi giorni di emergenza da COVID.19 una delle massime criticita’ e’ quella dell’allestimento di sempre nuovi reparti di Terapia Intensiva (TI), con realizzazione ex-novo di posti letto in grado di accogliere i nuovi casi che purtroppo ancora si stanno registrando soprattutto (ma non solo) nelle regioni del Nord Italia. Ma quali sono i tempi, i costi e le disponibilita’ effettive per rendere operativi questi reparti? L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) ha realizzato e messo a disposizione un “Prospetto di dotazione operativa“, un quadro sintetico aggiornato della “configurazione tipo” di un reparto di TI e dell’attuale possibilita’ del nostro Paese e delle ditte produttrici di rispondere alle richieste del Servizio Sanitario Nazionale.

I COSTI DELLA TERAPIA INTENSIVA

Nel “Prospetto” fornito da AIIC si puo’ osservare che un posto letto puo’ essere valutato approssimativamente 50mila euro, comprendendo all’interno di questa cifra apparecchiature che vanno dai Ventilatori Polmonari da terapia intensiva (da 14 a 22mila euro) ai Monitor Multiparametrici (da 3500 a 5mila euro), dai letti con materassi antidecubito (da 4 a 12mila euro) agli umidificatori attivi (da 2 a 4mila euro). Per dimensionare correttamente un reparto di TI, a questi valori economici per singolo posto letto vanno poi aggiunte le Dotazione di tecnologie sanitarie condivise nei blocchi di Terapia Intensiva, che con una cifra vicina ai 200mila euro permette l’attivazione di un intero reparto, con strumentazioni complesse che comprendono tra le altre un Sistema radiologico portatile digitale (circa 90mila euro), un elettrocardiografo (5mila euro), un sistema CPAP (2500 euro l’uno) ed un ecografo (da 8 a 20mila euro), apparecchiature che spesso fortunatamente sono gia’ presenti presso i centri ospedalieri (e quindi non presuppongono nuovi investimenti).

prospetto_aiic

“Nel quadro di insieme offerto dal nostro Prospetto si può osservare che si tratta di apparecchiature che presentano diversi gradi di complessità tecnologica”, precisa Lorenzo Leogrande, presidente AIIC, “e che nella loro globalità assicurano l’operatività reale ed immediata di una Terapia Intensiva. Ricordiamo comunque che un reparto di questo tipo ha bisogno di essere inserito all’interno di un apparato tecnologico complessivo in grado di far dialogare le nuove apparecchiature con i sistemi preesistenti all’interno di un ospedale attrezzato”.

QUALI SONO LE STRUMENTAZIONI E QUANDO ARRIVERANNO NEGLI OSPEDALI IN PRIMA LINEA?

Ma il Prospetto fotografa anche il tema di maggior criticità attuale: queste strumentazioni sono effettivamente in arrivo negli ospedali di prima linea in Italia? Ebbene: sulla maggior parte delle apparecchiature presenti nel Prospetto-AIIC, sono stati espletati i Bandi di Gara CONSIP che in questo periodo sono stati lanciati ed aggiudicati (sotto la dicitura COVID-19 – Procedura negoziata d’urgenza) ed hanno offerto un messaggio di speranza per chi in prima linea continua a domandare nuovi posti letto per i pazienti. Però – suggerisce AIIC – occorre guardare attentamente “dentro” i risultati della Gara: come mostra la Tabella sinottica, ad esempio i Ventilatori polmonari da terapia intensiva sono stati aggiudicati in numero di 1800, un numero sicuramente importante, ma la tempistica del loro arrivo negli ospedali desta qualche preoccupazione. Come è stato comunicato proprio da CONSIP, “le consegne saranno effettuate in 4 scaglioni temporali – entro 3 giorni, tra 4 e 7 giorni, tra 8 e 15 giorni, tra 16 e 45 giorni – dal momento dell’ordine (es. i 3.918 ventilatori totali offerti, tra lotto 1 e 2 sono ripartiti in: n. 119 ventilatori “entro 3 giorni”, n. 200 ventilatori “tra 4 e 7 giorni”, n. 886 “tra “8 e 15 giorni” e n. 2.713 “tra 16 e 45 giorni”)”.
Ciò significa che ad oggi un certo numero di ventilatori sono già stati consegnati (quelli di 1a fascia e 2a fascia), una parte è presumibilmente in consegna (3a fascia), mentre l’ultima fetta della fornitura – quella numericamente più significativa: oltre 2700 ventilatori – avrà tempi di consegna lunghissimi, dai 16 ai 45 gg dal momento dell’ordine. “Lo stesso discorso riguarda praticamente tutte le apparecchiature che CONSIP ha messo a bando di gara”, commenta il presidente AIIC, “e di cui preoccupano i tempi di consegna ed effettiva operatività sul campo”. In particolare, inoltre, in una di queste procedure si presenta una criticità ulteriore: non è infatti stata ancora assegnata la Gara per la fornitura di oltre 20mila CPAP, apparecchi che consentono la ventilazione non invasiva del paziente fornendo un flusso di aria a pressione positiva con lo scopo di aumentare la capacità funzionale residua e la compliance polmonare.
Concludendo, AIIC commenta il Prospetto con attenzione e preoccupazione: “E’ chiaro che ci troviamo di fronte ad una situazione di assoluta emergenza”, è la riflessione finale di Lorenzo Leogrande, “CONSIP e le aziende produttrici per prime, stanno facendo l’impossibile per gestire un approvvigionamento immediato di strumentazioni ad alto contenuto tecnologico. Ma la realtà è che ci serve un piano alternativo immediato: dobbiamo sapere che con ogni probabilità la situazione continuerà a rimanere critica proprio nel periodo di picco epidemico, ponendoci delle richieste che il mercato e i soggetti di procurement non sapranno evadere con velocità, anche perché tutti i sistemi sanitari internazionali continueranno in queste settimane a chiedere sempre maggiori forniture, spingendosi nei fabbisogni ben oltre le capacità produttive dei singoli produttori. Come ingegneri clinici vogliamo lanciare oggi questo messaggio: occorre che il sistema si attrezzi anche con altre formule, più chiare nella tempistica e nei volumi degli approvvigionamenti; potrebbe in questo senso anche essere utile verificare la possibilità di condividere apparecchiature tra strutture ospedaliere, ben sapendo che ci sono ospedali NON coinvolti nell’emergenza che potrebbero sostenere le necessità di quelli che invece sono ormai allo stremo delle loro capacità di risposta assistenziale”.

Coronavirus, il Presidente degli ingegneri clinici: “Le aziende hanno esaurito gli apparecchi per la terapia intensiva”


Lorenzo Leogrande, in forza al Gemelli di Roma: “La domanda di ventilatori polmonari è aumentata di otto-nove volte in Italia e di cinque volte nel mondo”. Oggi l’unica possibilità di ottenere le attrezzature necessarie a curare i malati più gravi è attraverso il mega-appalto chiuso da Consip: circa 1.800 apparecchi, “ma servono tempi di consegna rapidi”.

La notizia cattiva è che le aziende produttrici hanno esaurito le scorte di attrezzature per la terapia intensiva. La notizia buona è che stanno spingendo al massimo per soddisfare le richieste esplose – non solo in Italia – per l’emergenza Covid-19. Lo spiega a ilfattoquotidiano.it Lorenzo Leogrande, presidente dell’Associazione italiana ingegneri clinici, gli specialisti che in ogni ospedale si occupano della selezione, dell’acquisto e dell’installazione delle apparecchiature elettromedicali. Anche loro travolti da una crisi che sta cambiando il volto degli ospedali italiani, compreso il Policlinico Gemelli di Roma, il più grande della capitale e noto per aver curato doversi papi, dove Leogrande è responsabile per la valutazione delle tecnologie.

“Se in questo momento un ospedale avesse bisogno di quindici ventilatori per la respirazione di pazienti intubati, sul mercato non li troverebbe”, spiega l’ingegnere. Le speranze si concentrano dunque sul mega appalto da 113 milioni di euro di Consip, la centrale unica degli acquisti della pubblica amministrazione, aggiudicato il 9 marzo. L’appalto contempla principalmente l’acquisto di 1.800 ventilatori polmonari per terapia intensiva (per 38 milioni di euro) e 3200 per la terapia subintensiva (17 milioni 630 mila euro). Questi ultimi servono per i pazienti che non hanno bisogno di essere intubati e monitorati come i più gravi, ma devono comunque essere assistiti nella respirazione.

Il punto è che solo 329 ventilatori erano previsti, per così dire, in pronta consegna entro una settimana dal bando. Per gli altri si va da una fascia di 8-15 giorni, ormai in scadenza, a una, ancora più ampia, tra 16 e 45 giorni. “E’ il motivo per cui le consegne a oggi sono limitate, e solo nelle strutture dove c’è maggiore urgenza”, spiega Leogrande. “Il grosso arriverà nell’ultima fascia di tempo, ma capisce che tra 15 e 45 giorni c’è una bella differenza”. L’appalto Consip prevede tutte le altre apparecchiature necessarie alle terapie intensive e subintensive: monitor per i paramentri vitali, pompe infusionali per farmaci e nutrizione, accessori vari, e anche qui sarà cruciale l’andamento dei tempi di consegna. “Alla fine un nuovo letto di terapia intensiva costa circa 50mila euro, un semplice ventilatore a turbina insieme a un sistema di monitoraggio di fascia medio-bassa molto meno, e permette di utilizzare letti e attrezzature già presenti”.

Come tanti suoi colleghi, Leogrande è alle prese con la trasformazione degli ospedali “ordinari” in strutture per l’emergenza Covid-19, con interi reparti che cambiano destinazione d’uso e devono essere attrezzati per curare pazienti non solo in gravi condizioni, ma anche infettivi. Al Nord, dove il sistema sanitario è da tempo al limite, ma anche al centrosud, per essere pronti a fronteggiare possibili picchi di ricoveri. “Una volta arrivato il materiale, il tempo che serve a montare un letto di terapia intensiva non è molto, ma le criticità sono altre, a cominciare dalle necessità di impianti adeguati dal punto di vista dell’elettricità, dei gas medicali, dell’ossigeno… Insomma, non è che puoi utilizzare un posto letto ordinario. Senza contare che un reparto per gli infettivi deve essere a ‘pressione negativa’, vale a dire con un sistema di areazione che impedisca la fuoriuscita di aria a rischio infezione”.

Ovunque si fa l’inventario di quello che c’è già a disposizione, per esempio apparecchiature delle sale operatorie che stanno lì pronte a essere utilizzate in caso un macchinario vada in tilt nel bel mezzo di un intervento. Il resto va cercato, appunto, su un mercato ormai al limite delle sue capacità. L’unico produttore italiano di ventilatori da terapia intensiva è la Siare di Bologna, chiarisce l’ingegnere, che si è già impegnata a produrre 500 macchine al mese, quindi è necessario rivolgersi ad aziende straniere, principalmente in Stati UnitiGermaniaGiappone e Cina. “Finché il problema coronavirus era solo cinese e italiano, le forniture non mostravano grandi criticità. Man mano che altri Paesi sono entrati in emergenza, la domanda globale si è più che quintuplicata. Basti pensare che in Italia si vendono in media 500 ventilatori l’anno, oggi siamo a otto-nove volte tanto. Tutti hanno raddoppiato la produzione, ma non basta”.

Il mercato non fa miracoli, quindi bisogna pensare a modelli alternativi. Come presidente degli ingegneri clinici italiani, Leogrande chiede alle autorità sanitarie una maggiore presenza di ingegneri clinici a livello centrale, perché contribuiscano alla gestione ottimale delle tecnologie. E soprattutto, a partire dalle Regioni, “un po’ più di trasparenza sulle effettive disponibilità delle tecnologie in strutture ora non impegnate nell’emergenza, perché possano essere utilizzare dove servono. Per esempio pompe infusionali, apparecchi di monitoraggio. In questo momento non vedo alternative. Tutte le altre azioni sono sacrosante, ma temo non sufficienti”.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/20/coronavirus-il-presidente-degli-ingegneri-clinici-le-aziende-hanno-esaurito-gli-apparecchi-per-la-terapia-intensiva/5741201/

Coronavirus, l’allarme: “Si esauriscono le scorte dei macchinari per la terapia intensiva”


L’allerta dell’Associazione italiana ingegneri clinici

Massima attenzione alle scorte in esaurimento e alle carenze di apparecchiature salvavita.

Il monito parte dagli ingegneri clinici italiani i quali confermano il proprio impegno in prima linea, al fine di allestire nuove postazioni di terapia intensiva.

L’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) richiama l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, che potrebbero aggiungersi alle altre criticità di questo periodo. Dicono: “Siamo compatti per contribuire, senza limiti di tempo e di impegno, all’enorme sforzo che sta affrontando il nostro Paese per fronteggiare la situazione, creatasi con la diffusione del coronavirus”.

In cosa si manifesta questo impegno?

Dice Lorenzo Leogrande, presidente AIIC: “La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia ad offrire, in questi giorni, il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea”.

Nel concreto come stanno operando gli ingegneri clinici per rispondere alle richieste di tecnologie utili a salvare vite e a gestire i pazienti critici?

“Riceviamo quotidianamente i resoconti dei colleghi che operano sul campo in situazioni molto diversificate”.

Precisano: “L’evoluzione della patologia – sia per tipologia di malato che per intensità – ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente”.

Cosa c’è da sapere? Ci sono attrezzature da recuperare?

“La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente residenti nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche ed anestesisti ha consentito inoltre l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi, coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti”.

Insomma, occorre realizzare altre postazioni, vero?

“Negli ospedali costretti a maggiori prove di assistenza e urgenza, viene chiesta con continuità la creazione di nuovi posti in area critica: la rapidità di realizzazione di queste nuove postazioni è oggi dipesa soprattutto dalla capacità di fare rete degli ingegneri clinici, dalla possibilità di condividere informazioni e dalla interazione quotidiana che questi professionisti hanno con tutti i fornitori e le aziende produttrici di tecnologie healthcare”.

In quali regioni vi siete principalmente attivati?

“Questo fenomeno si è mostrato in modo più evidente nelle regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia e Emilia Romagna) dove è presente un Servizio di Ingegneria Clinica all’interno di ciascun ospedale – quasi sempre con più di un collega in staff – confermando, se mai ve ne fosse stata la necessità, l’opportunità di dotare ogni struttura sanitaria di un servizio ben strutturato che gestisca il parco tecnologico”.

Come operate?

“Tutto questo è possibile – prosegue il presidente AIIC – anche perché gli ingegneri sono in grado di gestire tecnologie che possono essere recuperate internamente ad ogni ospedale, spostandole da reparti in cui queste stesse apparecchiature ad oggi non sono utilizzate. In alternativa, occorre poi procedere all’acquisto di materiali nuovi, soprattutto per attività di ventilazione e monitoraggio”.

Dove stanno le maggiori criticità?

“Iniziamo a registrare un progressivo assottigliamento dalle scorte delle aziende produttrici, scorte che in certi casi stanno addirittura terminando. Il rischio quindi è che, di fronte a richieste che arrivano dalle strutture sanitarie, ci possiamo trovare nella mancanza di un approvvigionamento tempestivo, visto che anche i fornitori stessi in certi casi hanno terminato le loro scorte e sono costretti a richiedere all’estero materiali ad alto contenuto tecnologico”.

Voi, allora, come contribuite?

“In questa emergenza ormai globale, l’AIIC assicura di continuare costantemente a monitorare la situazione in stretto contatto con le Unità di Crisi, cercando di governare tempestivamente le maggiori criticità”.

http://www.perugiatoday.it/attualita/coronavirus-allarme-ingegneri-clinici-si-esauriscono-le-scorte-dei-macchinari-per-la-terapia-intensiva.html

Terapia intensiva, ingegneri clinici (Aiic): contro le criticità assicurare nuove postazioni


Nell’attuale situazione di emergenza da Covid-19, l’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic) richiama l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, necessarie per la creazione di nuove postazioni di terapia intensiva.
«Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus», ha affermato Lorenzo Leogrande presidente Aiic, «la criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, ad offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea».

In alcune delle zone maggiormente colpite dell’epidemia (Lombardia e Emilia Romagna), è presente un servizio di Ingegneria clinica all’internodi ciascun ospedale, con l’obiettivo di dotare ogni struttura sanitaria di un servizio ben strutturato che gestisca il parco tecnologico.
«Gli ingegneri sono in grado di gestire tecnologie che possono essere recuperate internamente ad ogni ospedale spostandole da reparti in cui queste stesse apparecchiature ad oggi non sono utilizzate – prosegue il presidente -. In alternativa occorre poi procedere all’acquisto di materiali nuovi, soprattutto per attività di ventilazione e monitoraggio. E qui in effetti arriva la criticità maggiore, che vogliamo sottolineare come campanello d’allarme: iniziamo a registrare un progressivo assottigliamento dalle scorte delle aziende produttrici, scorte che in certi casi stanno terminando. Il rischio quindi è che di fronte a richieste che arrivano dalle strutture sanitarie ci possiamo trovare nella mancanza di un approvvigionamento tempestivo, visto che anche i fornitori stessi in certi casi hanno terminato le loro scorte e sono costretti a richiedere materiali ad alto contenuto tecnologico all’estero».

Nel descrivere come stanno operando gli ingegneri clinici in questi giorni, il presidente racconta: «L’evoluzione della patologia – sia per tipologia di malato che per numerosità – ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente. La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente residenti nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche ed anestesisti ha consentito inoltre, l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti».
In questo contesto emergenziale, l’Aiic assicura di monitorare costantemente la situazione in stretto contatto con le Unità di crisi, e ha deciso di spostare il 20° Convegno nazionale dell’Ingegneria clinica e biomedica – previsto per fine maggio a Milano, in date che saranno presto definite.

http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/terapia-intensiva-ingegneri-clinici-aiic-contro-le-criticita-assicurare-nuove-postazioni/

Coronavirus: ingegneri clinici al fianco degli anestesisti nell’emergenza


Coronavirus: ingegneri clinici al fianco degli anestesisti nell’emergenza

“Contro il coronavirus aumentiamo i posti letto in terapia intensiva e gestiamo i macchinari salvavita.” 

L’emergenza coronavirus unisce ingegneri clinici e anestesisti

L’emergenza coronavirus ha reso necessari e urgenti nuovi posti in terapia intensiva, ed è per questo che gli ingegneri clinici, riuniti nell’associazione Aiic, sono al lavoro per dotare gli ospedali di nuovi posti letto attrezzati e per garantire la costante e corretta manutenzione e gestione dei macchinari.

Coronavirus: assicurare nuove postazioni in terapia intensiva

Nell’attuale situazione di emergenza da Covid-19 gli ingegneri clinici italiani confermano il proprio fortissimo impegno “in prima linea” e il proprio sforzo continuo per allestire nuove postazioni di terapia intensiva, mentre l’Associazione italiana ingegneri clinici (Aiic) richiama l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, che potrebbero aggiungersi alle altre criticità di questo periodo.

“Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus”, ha affermato Lorenzo Leogrande, presidente Aiic, “La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, a offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea”.

Coronavirus, le strategie concrete

Nel concreto come stanno operando gli ingegneri clinici per rispondere alle richieste di tecnologie utili a salvare vite e a gestire i pazienti critici?

“Riceviamo quotidianamente i resoconti dei colleghi che operano sul campo in situazioni molto diversificate”, risponde Leogrande, “L’evoluzione della patologia – sia per tipologia di malato che per numerosità – ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente.

La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente residenti nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche e anestesisti ha consentito inoltre l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti”.

L’emergenza in Lombardia e Emilia-Romagna

Negli ospedali costretti a maggiori prove di assistenza e urgenza viene chiesta con continuità la creazione di nuovi posti in area critica: la rapidità di realizzazione di queste nuove postazioni è oggi dipesa soprattutto dalla capacità di fare rete degli ingegneri clinici, dalla possibilità di condividere informazioni e dalla interazione quotidiana che questi professionisti hanno con tutti i fornitori e le aziende produttrici di tecnologie healthcare.

Questo fenomeno si è mostrato in modo più evidente nelle regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia e Emilia Romagna) dove è presente un Servizio di Ingegneria Clinica all’interno di ciascun ospedale – quasi sempre con più di un collega in staff – confermando, se mai ve ne fosse stata la necessità, l’opportunità di dotare ogni struttura sanitaria di un servizio ben strutturato che gestisca il parco tecnologico.

Leogrande: attenzione alle scorte in esaurimento e alle carenze di apparecchiature salvavita

“Tutto questo è possibile – prosegue il presidente Aiic – anche perché gli ingegneri sono in grado di gestire tecnologie che possono essere recuperate internamente a ogni ospedale spostandole da reparti in cui queste stesse apparecchiature a oggi non sono utilizzate. In alternativa occorre poi procedere all’acquisto di materiali nuovi, soprattutto per attività di ventilazione e monitoraggio. E qui in effetti arriva la criticità maggiore, che vogliamo sottolineare come campanello d’allarme: iniziamo a registrare un progressivo assottigliamento dalle scorte delle aziende produttrici, scorte che in certi casi stanno terminando.

Il rischio quindi è che di fronte a richieste che arrivano dalle strutture sanitarie ci possiamo trovare nella mancanza di un approvvigionamento tempestivo, visto che anche i fornitori stessi in certi casi hanno terminato le loro scorte e sono costretti a richiedere materiali ad alto contenuto tecnologico all’estero”.

Pur nell’emergenza coronavirus, il controllo è costante

In questa emergenza ormai globale, l’Aiic assicura di continuare costantemente a monitorare la situazione in stretto contatto con le Unità di Crisi, cercando di governare tempestivamente le maggiori criticità. L’Associazione contestualmente ha comunicato a tutti i suoi associati, alle istituzioni nazionali e regionali, ai relatori, che il 20° Convegno nazionale dell’Ingegneria clinica e biomedica – previsto per fine maggio a Milano con il titolo “Regolamento europeo: le sfide per la governance dei dispositivi medici” – è stato ad oggi spostato all’autunno 2020, in date che saranno comunicate quanto prima.

https://www.affaritaliani.it/cronache/ingegneri-clinici-657876.html

In trincea psicologi e ingegneri clinici


Medici ospedalieri, medici di famiglia, infermieri. Tutti in prima linea per far fronte alle abnormi richieste di cure.

Ma ci sono altre due categorie che, forse più silenziosamente, stanno facendo l’impossibile per stare vicino ai pazienti. Gli psicologi e gli ingeneri clinici.

I primi hanno appena ottenuto dal Governo l’ok a nuove assunzioni. E mai come in questo momento è importante rafforzare i ranghi per dare supporto alle persone spaventate dall’emergenza, ai pazienti terrorizzati dal virus e ai sanitari in corsia, stressati come mai in passato.

I secondi, gli ingegneri clinici, sono i registi occulti grazie a cui è possibile gestire l’emergenza. Sono quelli che montano e smontano le terapie intensive, che vanno a ripescare dai magazzini i monitor non utilizzati e riadattano i server alle esigenze del momento. Se giornalmente le Regioni e la Protezione civile annunciano nuovi posti di rianimazione, è grazie al loro lavoro. Ma è proprio l’associazione che li rappresenta a richiamare l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, che potrebbero aggiungersi alle altre criticità di questo periodo.

«Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus – spiega Lorenzo Leogrande, presidente Aiic -. La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, ad offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea.

Nel concreto come stanno operando gli ingegneri clinici per rispondere alle richieste di tecnologie utili a salvare vite e a gestire i pazienti critici? «Riceviamo quotidianamente i resoconti dei colleghi che operano sul campo in situazioni molto diversificate – precisa Leogrande – L’evoluzione della patologia, sia per tipologia di malato che per numerosità, ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente. La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente ritirate nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche ed anestesisti ha consentito inoltre l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti». In Lombardia e Emilia Romagna è presente un Servizio di Ingegneria Clinica all’interno di ciascun ospedale.

https://www.ilgiornale.it/news/politica/trincea-psicologi-e-ingegneri-clinici-1838886.html

Leogrande (AIIC): attenzione alle scorte in esaurimento ed alle carenze di apparecchiature salvavita


Leogrande (AIIC): attenzione alle scorte in esaurimento ed alle carenze di apparecchiature salvavita

Nell’attuale situazione di emergenza da COVID-19 gli ingegneri clinici italiani confermano il proprio fortissimo impegno “in prima linea” ed il proprio sforzo continuo per allestire nuove postazioni di terapia intensiva, mentre l’ASSOCIAZIONE ITALIANA INGEGNERI CLINICI (AIIC) richiama l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, che potrebbero aggiungersi alle altre criticità di questo periodo. “Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus”, ha affermato Lorenzo Leogrande, presidente AIIC, “La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, ad offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea”.

Nel concreto come stanno operando gli ingegneri clinici per rispondere alle richieste di tecnologie utili a salvare vite e a gestire i pazienti critici? “Riceviamo quotidianamente i resoconti dei colleghi che operano sul campo in situazioni molto diversificate”, risponde Leogrande, “L’evoluzione della patologia – sia per tipologia di malato che per numerosità – ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente. La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente residenti nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche ed anestesisti ha consentito inoltre l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti”.

Negli ospedali costretti a maggiori prove di assistenza e urgenza viene chiesta con continuità la creazione di nuovi posti in area critica: la rapidità di realizzazione di queste nuove postazioni è oggi dipesa soprattutto dalla capacità di fare rete degli ingegneri clinici, dalla possibilità di condividere informazioni e dalla interazione quotidiana che questi professionisti hanno con tutti i fornitori e le aziende produttrici di tecnologie healthcare. Questo fenomeno si è mostrato in modo più evidente nelle regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia e Emilia Romagna) dove è presente un Servizio di Ingegneria Clinica all’interno di ciascun ospedale – quasi sempre con più di un collega in staff – confermando, se mai ve ne fosse stata la necessità, l’opportunità di dotare ogni struttura sanitaria di un servizio ben strutturato che gestisca il parco tecnologico.

“Tutto questo è possibile – prosegue il presidente AIIC – anche perché gli ingegneri sono in grado di gestire tecnologie che possono essere recuperate internamente ad ogni ospedale spostandole da reparti in cui queste stesse apparecchiature ad oggi non sono utilizzate. In alternativa occorre poi procedere all’acquisto di materiali nuovi, soprattutto per attività di ventilazione e monitoraggio. E qui in effetti arriva la criticità maggiore, che vogliamo sottolineare come campanello d’allarme: iniziamo a registrare un progressivo assottigliamento dalle scorte delle aziende produttrici, scorte che in certi casi stanno terminando. Il rischio quindi è che di fronte a richieste che arrivano dalle strutture sanitarie ci possiamo trovare nella mancanza di un approvvigionamento tempestivo, visto che anche i fornitori stessi in certi casi hanno terminato le loro scorte e sono costretti a richiedere materiali ad alto contenuto tecnologico all’estero”.

In questa emergenza ormai globale, l’AIIC assicura di continuare costantemente a monitorare la situazione in stretto contatto con le Unità di Crisi, cercando di governare tempestivamente le maggiori criticità. L’Associazione contestualmente ha comunicato a tutti i suoi associati, alle istituzioni nazionali e regionali, ai relatori, che il 20° Convegno nazionale dell’Ingegneria clinica e biomedica – previsto per fine maggio a Milano con il titolo: REGOLAMENTO EUROPEO: LE SFIDE PER LA GOVERNANCE DEI DISPOSITIVI MEDICI – è stato ad oggi spostato all’autunno 2020, in date che saranno comunicate quanto prima.

http://www.ilcorrieredellasicurezza.it/leogrande-aiic-attenzione-alle-scorte-in-esaurimento-ed-alle-carenze-di-apparecchiature-salvavita/

Emergenza Covid-19, gli Ingegneri Clinici: “Assicurare nuove postazioni alle unità di crisi”


Emergenza Covid-19, gli Ingegneri Clinici: “Assicurare nuove postazioni alle unità di crisi”

Nell’attuale situazione di emergenza da COVID-19 gli ingegneri clinici italiani confermano il proprio fortissimo impegno “in prima linea” ed il proprio sforzo continuo per allestire nuove postazioni di terapia intensiva, mentre l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) richiama l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, che potrebbero aggiungersi alle altre criticità di questo periodo.

“Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus – ha affermato Lorenzo Leogrande, presidente AIIC – La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, ad offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea”.

Nel concreto come stanno operando gli ingegneri clinici per rispondere alle richieste di tecnologie utili a salvare vite e a gestire i pazienti critici?

“Riceviamo quotidianamente i resoconti dei colleghi che operano sul campo in situazioni molto diversificate – risponde Leogrande – L’evoluzione della patologia, sia per tipologia di malato che per numerosità, ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente. La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente residenti nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche ed anestesisti ha consentito inoltre l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti”.

Negli ospedali costretti a maggiori prove di assistenza e urgenza viene chiesta con continuità la creazione di nuovi posti in area critica: la rapidità di realizzazione di queste nuove postazioni è oggi dipesa soprattutto dalla capacità di fare rete degli ingegneri clinici, dalla possibilità di condividere informazioni e dalla interazione quotidiana che questi professionisti hanno con tutti i fornitori e le aziende produttrici di tecnologie healthcare.

Questo fenomeno si è mostrato in modo più evidente nelle regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia e Emilia Romagna) dove è presente un Servizio di Ingegneria Clinica all’interno di ciascun ospedale – quasi sempre con più di un collega in staff – confermando, se mai ve ne fosse stata la necessità, l’opportunità di dotare ogni struttura sanitaria di un servizio ben strutturato che gestisca il parco tecnologico.

“Tutto questo è possibile – prosegue il presidente AIIC – anche perché gli ingegneri sono in grado di gestire tecnologie che possono essere recuperate internamente ad ogni ospedale spostandole da reparti in cui queste stesse apparecchiature ad oggi non sono utilizzate. In alternativa occorre poi procedere all’acquisto di materiali nuovi, soprattutto per attività di ventilazione e monitoraggio. E qui in effetti arriva la criticità maggiore, che vogliamo sottolineare come campanello d’allarme: iniziamo a registrare un progressivo assottigliamento dalle scorte delle aziende produttrici, scorte che in certi casi stanno terminando. Il rischio quindi è che di fronte a richieste che arrivano dalle strutture sanitarie ci possiamo trovare nella mancanza di un approvvigionamento tempestivo, visto che anche i fornitori stessi in certi casi hanno terminato le loro scorte e sono costretti a richiedere materiali ad alto contenuto tecnologico all’estero”.

In questa emergenza ormai globale, l’AIIC assicura di continuare costantemente a monitorare la situazione in stretto contatto con le Unità di Crisi, cercando di governare tempestivamente le maggiori criticità. L’Associazione contestualmente ha comunicato a tutti i suoi associati, alle istituzioni nazionali e regionali, ai relatori, che il 20° Convegno nazionale dell’Ingegneria clinica e biomedica – previsto per fine maggio a Milano con il titolo: “Regolamento europeo: le sfide per la governance dei dispositivi medici” – è stato ad oggi spostato all’autunno 2020, in date che saranno comunicate quanto prima.

https://www.insalutenews.it/in-salute/emergenza-covid-19-gli-ingegneri-clinici-assicurare-nuove-postazioni-alle-unita-di-crisi/

Tecnologie e criticità in terapia intensiva, Aiic: Assicurare nuove postazioni alle unità di crisi


Tecnologie e criticità in terapia intensiva, Aiic: Assicurare nuove postazioni alle unità di crisi

Il presidente Leogrande: Attenzione alle scorte in esaurimento ed alle carenze di apparecchiature salvavita.

Nell’attuale situazione di emergenza da Covid-19 gli ingegneri clinici italiani confermano il proprio fortissimo impegno “in prima linea” ed il proprio sforzo continuo per allestire nuove postazioni di terapia intensiva, mentre l’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC) richiama l’attenzione sulle problematiche di approvvigionamento tecnologico, che potrebbero aggiungersi alle altre criticità di questo periodo. “Come professionisti stiamo contribuendo senza limiti di tempo e di impegno all’enorme sforzo che sta svolgendo il nostro Paese per fronteggiare la situazione creatasi con la diffusione del coronavirus”, ha affermato Lorenzo Leogrande, presidente AIIC, “La criticità attuale porta gli ingegneri clinici di tutta Italia, ad offrire in questi giorni il massimo contributo per assicurare la possibilità di allestire nuove postazioni di terapia intensiva, rispondendo alle direzioni sanitarie, alle unità di crisi, agli specialisti clinici impegnati in prima linea”. Nel concreto come stanno operando gli ingegneri clinici per rispondere alle richieste di tecnologie utili a salvare vite e a gestire i pazienti critici? “Riceviamo quotidianamente i resoconti dei colleghi che operano sul campo in situazioni molto diversificate”, risponde Leogrande, “L’evoluzione della patologia – sia per tipologia di malato che per numerosità – ha costretto i colleghi in prima linea a mostrare la massima capacità di reazione a situazioni che evolvono e si modificano quotidianamente. La conoscenza diretta del parco macchine, la sua corretta gestione e manutenzione, la disponibilità di sistemi di back up ha consentito il riutilizzo di tutta una serie di strumentazioni volutamente residenti nei depositi, in particolare per quanto riguarda le apparecchiature delle sale operatorie, delle terapie intensive e delle aree critiche in generale. La stretta collaborazione tra ingegnerie cliniche ed anestesisti ha consentito inoltre l’adattamento in combinazione delle tecnologie presenti in sostituzione di sistemi più complessi coerentemente con il livello di severità delle condizioni dei pazienti”. Negli ospedali costretti a maggiori prove di assistenza e urgenza viene chiesta con continuità la creazione di nuovi posti in area critica: la rapidità di realizzazione di queste nuove postazioni è oggi dipesa soprattutto dalla capacità di fare rete degli ingegneri clinici, dalla possibilità di condividere informazioni e dalla interazione quotidiana che questi professionisti hanno con tutti i fornitori e le aziende produttrici di tecnologie healthcare. Questo fenomeno si è mostrato in modo più evidente nelle regioni più colpite dall’emergenza (Lombardia e Emilia Romagna) dove è presente un Servizio di Ingegneria Clinica all’interno di ciascun ospedale – quasi sempre con più di un collega in staff – confermando, se mai ve ne fosse stata la necessità, l’opportunità di dotare ogni struttura sanitaria di un servizio ben strutturato che gestisca il parco tecnologico. “Tutto questo è possibile – prosegue il presidente AIIC – anche perché gli ingegneri sono in grado di gestire tecnologie che possono essere recuperate internamente ad ogni ospedale spostandole da reparti in cui queste stesse apparecchiature ad oggi non sono utilizzate. In alternativa occorre poi procedere all’acquisto di materiali nuovi, soprattutto per attività di ventilazione e monitoraggio. E qui in effetti arriva la criticità maggiore, che vogliamo sottolineare come campanello d’allarme: iniziamo a registrare un progressivo assottigliamento dalle scorte delle aziende produttrici, scorte che in certi casi stanno terminando. Il rischio quindi è che di fronte a richieste che arrivano dalle strutture sanitarie ci possiamo trovare nella mancanza di un approvvigionamento tempestivo, visto che anche i fornitori stessi in certi casi hanno terminato le loro scorte e sono costretti a richiedere materiali ad alto contenuto tecnologico all’estero”. In questa emergenza ormai globale, l’AIIC assicura di continuare costantemente a monitorare la situazione in stretto contatto con le Unità di Crisi, cercando di governare tempestivamente le maggiori criticità. L’Associazione contestualmente ha comunicato a tutti i suoi associati, alle istituzioni nazionali e regionali, ai relatori, che il 20° Convegno nazionale dell’Ingegneria clinica e biomedica – previsto per fine maggio a Milano con il titolo: REGOLAMENTO EUROPEO: LE SFIDE PER LA GOVERNANCE DEI DISPOSITIVI MEDICI – è stato ad oggi spostato all’autunno 2020, in date che saranno comunicate quanto prima.

Tecnologie e criticità in terapia intensiva, Aiic: Assicurare nuove postazioni alle unità di crisi