


Si è svolto a Catanzaro, presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro, un seminario organizzato dall’associazione Primavera Studentesca con il patrocinio dello stesso ateneo, dell’Ordine degli Ingegneri di Catanzaro e dell’Associazione Italiana Ingegneri Clinici (AIIC), dal titolo Ecosistemi Sanitari e Ingegneria Clinica. L’evento si è aperto con un’introduzione del Magnifico rettore prof. Giovanni Cuda, che ha sottolineato come il comparto salute abbia visto negli ultimi anni una evoluzione tecnologica imponente grazie anche ai rilevanti investimenti previsti dal PNRR ed una conseguente digitalizzazione dei processi. Si parla di ecosistemi sanitari, ha detto Cuda, rappresentati da una rete interconnessa di attori, tecnologie e dati, sempre più centrali nella fornitura di cure di alta qualità. Una figura imprescindibile all’interno di questa rete è proprio quella dell’ingegnere clinico e biomedico, in grado di governare il forte impatto tecnologico e digitale che si sta diffondendo all’interno delle strutture sanitarie. Il rettore ha confermato che lui stesso considera il corso di laurea in ingegneria biomedica dell’UMG, operativo dal 2001, un fiore all’occhiello dell’ateneo. Il corso ha sfornato centinaia di professionisti affermati in tutto il panorama nazionale, così come ribadito dai professori Carlo Cosentino, coordinatore del corso di laurea magistrale in ingegneria biomedica, e Mario Cannataro, coordinatore del corso di laurea di ingegneria informatica e biomedica. L’attenzione verso gli ingegneri biomedici e clinici è stata confermata anche dal presidente dell’Ordine degli Ingegneri, Gerlando Cuffaro, che ha ribadito l’importante ruolo degli ordini professionali come “casa comune” anche di ingegneri clinici e biomedici, ambito professionale che proprio nell’Ordine catanzarese viene registrato in forte aumento. Il corso di laurea di ingegneria biomedica offre presso l’Università della Magna Grecia l’opportunità stimolante di confrontarsi quotidianamente con le specialità mediche dell’annesso Policlinico universitario, come testimoniato dalla relazione congiunta del prof. Giuseppe Coppolino, docente di Nefrologia e del prof. Salvatore Pullano, docente di Elettronica del corso di ingegneria: il tutto a testimonianza che la collaborazione medico-ingegnere è attiva da tempo presso il campus di Catanzaro, producendo iniziative di ricerca di assoluto valore.
L’incontro Ecosistemi Sanitari e Ingegneria Clinica, era moderato dagli studenti Angelo Costarella e Giorgio Sposato, ed ha visto l’introduzione del componente del direttivo nazionale AIIC, Carmelo Minniti che nel suo intervento ha rimarcato il ruolo chiave dell’ingegnere clinico all’interno del sistema sanitario, territorio forte di una dotazione tecnologica dal forte impatto sull’assistenza sanitaria, testimoniando il proprio impegno in qualità di direttore del Servizio di Ingegneria Clinica dell’ASP di Reggio Calabria.
A portare un contributo all’evento è stato poi Cristian Veraldi, consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Catanzaro, nonché referente regionale AIIC, che ha relazionato sull’impatto delle tecnologie biomediche in una sanità sempre più digitale, in uno scenario provvisto di norme tecniche solide e aggiornate, a partire dal nuovo regolamento MDR 745, passando dall’AI Act e dalla recente direttiva NIS 2. Tutti strumenti in mano al settore dell’healthcare e imprescindibili per gli ingegneri clinici e biomedici. Da sottolineare poi l’intervento di Luigi Santaguida, ingegnere dell’azienda ospedaliera universitaria Dulbecco di Catanzaro, che ha relazionato sulle importanti attività di supporto alla chirurgia svolte nel presidio ospedaliero di appartenenza, dove la cooperazione tra il chirurgo e l’ingegnere biomedico rappresenta una realtà consolidata nel tempo, caratterizzata dall’impiego di tecnologie dal grande impatto scientifico e sanitario.
Collegato da remoto ha portato il suo contributo Salvatore Scaramuzzino, ex studente della magistrale in ingegneria biomedica, nonché dottore di ricerca dell’ateneo, ora dirigente responsabile dei Sistemi Informativi dell’ospedale di Biella e dell’ingegneria clinica di Novara, che ha relazionato sul ruolo dell’ingegnere clinico all’interno della sua struttura sanitaria, nella complessa rete dei sistemi informativi e tutto ciò che ne comporta in termini di gestione della digitalizzazione, piattaforma telemedicina e fascicolo sanitario. Di grande spessore anche l’intervento di Aldo Mauro, referente regionale AIIC, che ha parlato di telemedicina e assistenza domiciliare portando la sua importante testimonianza professionale in materia, soprattutto in una regione così complessa come quella calabrese, intravedendo in queste discipline un punto di svolta per l’assistenza sanitaria, alla luce degli investimenti previsti dal PNRR nella misura 6. A concludere la giornata di seminario è stato Pietro Hiram Guzzi, docente di ingegneria dell’ateneo, che ha relazionato sul progetto presentato e denominato SI4CARE, basato sulla diffusione dei servizi di telemedicina e di teleassistenza, con particolare riguardo alle aree interne, che ha visto protagonista la comunità del comune di Miglierina, coinvolgendo importanti atenei di altri Paese europei.
L’evento di Catanzaro ha suscitato interesse ed ha confermato l’importanza del ruolo dell’ingegnere clinico all’interno di una collaborazione necessaria e auspicabile tra professioni del SSN e con il mondo accademico. Tra i temi aperti ed i take home messages, vale la pena sottolineare che sebbene gli ecosistemi digitali offrano numerosi vantaggi, è evidente che queste comportino anche sfide significative. La gestione della complessità tecnologica, la necessità di formazione continua e l’adattamento alle normative in evoluzione sono solo alcune delle questioni che gli ingegneri clinici devono affrontare. Tuttavia, queste sfide rappresentano anche una opportunità per innovare e migliorare le pratiche cliniche. Anche dalla Calabria si è levato il messaggio di sviluppare – come AIIC sta facendo da anni – un ecosistema sanitario che racchiuda al suo interno un vero e proprio ecosistema digitale, con al centro il valore del dato clinico come elemento da potenziare, conservare e salvaguardare. Il tutto partendo da concetti chiave come l’interoperabilità, intesa come la capacità dei diversi sistemi e dispositivi di comunicare tra loro, con gli ingegneri clinici attori protagonisti di questa catena complessa e virtuosa.