


L’evento sulle Connessioni di Valore, promosso da AIIC a Napoli ha riscosso interesse, registrando il desiderio concreto di “dar seguito” ai contenuti del Manifesto sottoscritto da varie realtà associative regionali. Abbiamo raccolto una serie di quesiti-dichiarazioni post evento ad alcuni dei protagonisti della giornata: ecco le risposte che qui offriamo a tutti i lettori.
Gianluca Giaconia (Vicepresidente AIIC) Nelle sue conclusioni all’evento di Napoli del 20 marzo ha parlato di “Sinergia e Sostenibilità”. In che modo l’Ingegneria Clinica può realmente fare da ponte tra l’innovazione che corre e una gestione che deve essere sostenibile?
GIACONIA – Gli ingegneri clinici possono svolgere un ruolo chiave nel tradurre l’innovazione tecnologica in valore concreto per il sistema sanitario, garantendo l’introduzione di soluzioni che non siano solo tecnologicamente avanzate, ma siano soprattutto appropriate, in modo da essere sostenibili nel tempo. Attraverso competenze trasversali, gli ingegneri clinici possono connettere clinici, decisori e industria, guidando, attraverso la metodologia dell’HTA, scelte basate su evidenze e analisi del ciclo di vita delle tecnologie. In questo modo, si favorisce un’adozione consapevole dell’innovazione, evitando sprechi e massimizzando l’impatto sui percorsi di cura. È proprio in questa capacità di integrazione che risiede il suo ruolo di ponte strategico.
Germano Perito (Direttore Generale AORN Moscati): Come si concilia l’adozione di modelli organizzativi moderni con la gestione quotidiana di una struttura ospedaliera complessa?
PERITO – La complessità che caratterizza la gestione di una azienda ospedaliera richiede il supporto di numerose professionalità, capaci di dialogare oltre i confini delle singole competenze verticali. La multidisciplinarietà rappresenta la leva attraverso la quale si possono avviare numerosi percorsi virtuosi; essa non è solo una collaborazione clinica, ma una sinergia tra area medica, ingegneria clinica, management e ICT. In tal senso, il sistema di gestione dell’HTA (Health Technology Assessment) e gli investimenti in tecnologie sanitarie diventano fondamentali per vincere la sfida di garantire un sistema sanitario di qualità, efficiente ed efficace. L’HTA, infatti, non si limita alla valutazione tecnica del dispositivo, ma analizza l’intero ciclo di vita della tecnologia e il suo impatto organizzativo, trasformando l’innovazione in un investimento misurabile e sostenibile. Questo approccio è indispensabile soprattutto per assicurare l’appropriatezza dei trattamenti clinici, riducendo gli sprechi derivanti dall’obsolescenza e garantendo che ogni risorsa tecnologica sia inserita in un Percorso Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PDTA) realmente centrato sul paziente. Solo attraverso questa visione sistemica, l’ospedale può evolvere da centro di erogazione di prestazioni a hub di valore per l’intera comunità.
Ugo Trama (Direttore Generale per la Tutela della Salute e il Coordinamento del Sistema Sanitario Regionale): Quali sono le priorità attuali nel definire il fabbisogno del sistema sanitario regionale per bilanciare innovazione e sostenibilità?
TRAMA – Nel definire il fabbisogno del sistema sanitario regionale, la priorità è concentrare le risorse sui principali fattori di pressione del sistema: aumento delle cronicità, invecchiamento della popolazione, carenza di personale sanitario e crescente domanda di prestazioni. In questo scenario, il fabbisogno non riguarda solo nuove tecnologie, ma soprattutto il rafforzamento dell’assistenza territoriale, della domiciliarità, della prevenzione e della presa in carico dei pazienti cronici, al fine di ridurre accessi impropri ai pronti soccorso e ricoveri ospedalieri evitabili. Una priorità concreta è rappresentata dal personale sanitario, in particolare medici, infermieri e professionisti dell’assistenza territoriale, senza i quali anche gli investimenti tecnologici rischiano di non produrre effetti reali sui servizi ai cittadini. Sul fronte
dell’innovazione, la telemedicina e la sanità digitale devono rappresentare strumenti concreti per migliorare la gestione della cronicità, rafforzare l’assistenza nelle aree interne e contribuire alla riduzione delle liste d’attesa, attraverso nuovi modelli organizzativi e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio. Restano inoltre priorità per la programmazione regionale la riduzione delle liste d’attesa, il miglioramento dell’appropriatezza delle prestazioni, il rafforzamento dei servizi territoriali e la piena interoperabilità dei sistemi informativi sanitari, condizioni fondamentali per garantire sostenibilità economica, efficienza del sistema e uniformità nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza. La vera sfida è quindi programmare il fabbisogno partendo dai bisogni di salute e dall’organizzazione dei servizi, e solo dopo dalle tecnologie, per costruire un sistema sanitario regionale sostenibile e in grado di rispondere in modo efficace alla domanda di assistenza.
Roberta Santaniello (Dirigente per l’Attuazione del Piano di Edilizia Ospedaliera e Responsabile Regionale PNRR M6): “In che modo le nuove infrastrutture e l’ammodernamento tecnologico rappresentano un’opportunità per rendere la nostra sanità regionale sempre più vicina alle esigenze dei cittadini?”
SANTANIELLO – Dopo il periodo del Covid e con maggiore evidenza nel Pnrr, la figura dell’ingegnere clinico ha assunto una rilevanza centrale nella progettazione delle cure. Oggi non si può progettare un reparto o comunque un ospedale o una casa di comunità senza tenere conto della evoluzione tecnologica che portano in sé le apparecchiature sanitarie in genere. Con la grande evoluzione tecnologica, che oggi sfrutta le più alte innovazioni come l’ai, diventa possibile costruire un sistema di cure puntuale e sempre più adatto alla singola persona. Diventa quindi fondamentale l’integrazione tra le figure coinvolte che devono guidare il processo di ammodernamento e insieme agli operatori del comparto medico possono individuare la migliore cura.
Pasquale Garofalo (Direttivo AIIC): Archiviata questa I Edizione, come pensa che il Tavolo Tecnico possa tradurre concretamente le “sfide e opportunità” discusse oggi in benefici immediati per la sanità locale?
GAROFALO – Il tempo delle analisi è finito: con il Manifesto abbiamo tracciato la rotta, ora il Tavolo Tecnico sarà il nostro braccio operativo per ‘mettere a terra’ l’innovazione. Non saremo un semplice osservatorio passivo, ma un acceleratore di processi che lavorerà a stretto giro per mappare i fabbisogni tecnologici reali e abbattere le barriere del payback e della burocrazia. Il nostro obiettivo è trasformare ogni sfida normativa in un’opportunità di efficienza, garantendo che l’ingegneria clinica diventi il ponte stabile tra le eccellenze industriali e il letto del paziente, rendendo la sanità campana un modello di valore misurabile e sostenibile.
Antonio Mancaniello (Referente AIIC Campania): il Manifesto è stato firmato. Ora che le luci del seminario si spengono, come si passa dalle parole ai fatti per far decollare l’Osservatorio Campano?
MANCANIELLO – Il successo di questa prima edizione risiede nella solidità della rete che abbiamo costruito. Come coordinatori del Tavolo Tecnico Permanente, il nostro compito ora è tradurre i cinque pilastri del Manifesto in un cronoprogramma di lavoro serrato. Procederemo immediatamente a formalizzare la struttura dell’Osservatorio per avviare il monitoraggio dell’efficienza tecnologica regionale e proporre soluzioni normative mirate, in stretta sinergia con le istituzioni e i professionisti della salute. L’obiettivo è garantire che l’innovazione non resti un concetto astratto, ma diventi un processo di gestione del valore misurabile attraverso report periodici che condivideremo con l’intera comunità.
Tommaso Cerciello (Direttore UOC Gestione Operativa, Ingegneria Clinica e HTA – AOU Federico II): Direttore, al termine di questa intensa prima edizione, qual è il messaggio più forte che emerge per il futuro della sanità campana?
CERCIELLO – La giornata ha dimostrato che il dialogo tra istituzioni, accademia e industria non è solo auspicabile, ma necessario per affrontare al meglio le sfide della sanità moderna e governarne la crescente complessità. Comune è emersa, pur nella differenza dei ruoli, l’esigenza di creare un nuovo paradigma di collaborazione che metta a sistema tutte le professionalità e le competenze del panorama sanitario; proprio
in tale ottica, con la firma del Manifesto abbiamo gettato le basi per la creazione di un nuovo modello integrato di collaborazione che, siamo fiduciosi, consentirà di fare sistema nella gestione e introduzione dell’innovazione in sanità, garantendo al contempo la appropriatezza e la sostenibilità degli investimenti. Si è respirato, devo dire, un clima di grande sinergia, a conferma che il tessuto professionale e industriale campano è maturo e pronto a fare rete. È arrivato, ora, il momento di rendere strutturali queste istanze ai vari livelli decisionali e, in particolare, presso le istituzioni regionali che ben hanno accolto le nostre proposte.