


Confindustria Dispositivi medici (dopo la giornata di presentazione dei dati dell’Osservatorio Parco Installato) ha promosso la giornata dedicata a “Dispositivi medici, ricerca, innovazione e governance per il futuro del SSN. Il caso del Payback”, evento che ha messo il tema del “ripiano” al centro dell’attenzione in un dialogo che ha visto la partecipazione di politici, esperti, accademici, rappresentanti di società scientifiche e istituzioni.
Il dibattito Si è aperto con una riflessione condotta da Massimiliano Boggetti (Presidente Confindustria DM), che ha sottolineato l’importanza del comparto e l’impatto devastante che il payback può avere sul settore, ed ha visto nel pomeriggio l’intervento di Umberto Nocco, presidente AIIC. “Il tema di fondo che il payback pone sul tavolo”, ha detto Nocco, “è quale sia il rapporto tra tecnologia e salute che intende realizzare oggi il nostro Paese”. Non è possibile fare salute senza tecnologia, sottolinea il presidente, e quindi occorre comprendere strategicamente quale sia oggi il valore che il sistema complessivo attribuisce alle tecnologie sanitarie, e se questo valore possa essere oggi penalizzato in modo così pesante dal payback, con conseguenze oggi davvero preoccupanti. “I rischio, se il meccanismo di ripiano viene confermato, è quello di una perdita di attrattività del nostro Paese, con la conseguente retromarcia dell’industria non soltanto in termini di produzione e distribuzione, ma anche nel rapporto quotidiano nella gestione delle tecnologie, della formazione e della presenza a fianco gli operatori ed i professionisti”. Tutti elementi preoccupanti, che assumono dimensioni ancor più vaste e radicali proprio oggi, quando si invoca lo spostamento dei sistemi di cura verso il territorio. “Tutti questi elementi”, ha concluso Nocco, “obbligano a porsi la domanda su come gestire il rapporto tra tecnologie e SSN, mentre il PNRR punta sull’innovazione tecnologica sia negli ospedali, che nelle case di comunità che nel rapporto con i pazienti al domicilio e nella medicina di prossimità. Riteniamo quindi come professionisti che qualsiasi visione strategica della sanità italiana debba sostenere e non rottamare il contributo che il settore della tech-healthcare può offrire al Paese, ai cittadini e ai pazienti”.