


Contenuti importanti, alta qualità dei docenti, estrema attenzione dei partecipanti, location perfetta: si è appena conclusa la prima Summer School proposta da AIIC ad un gruppo di giovani Ingegneri Clinici provenienti da tutta Italia. 30 professionisti under 37 iscritti all’Associazione si sono confrontati per una settimana con le tematiche messe a punto da Giovanni Guizzetti, (Direttore della Scuola), Gianluca Giaconia, Umberto Nocco e Nadia Rosso. Quale è il commento che AIIC propone di questa inedita formula formativa? L’abbiamo chiesto a Umberto Nocco.
PRESIDENTE Nocco: perché AIIC ha voluto proporre la sua Summer School? Con quali motivazioni e obiettivi?
La Summer School è nei nostri obiettivi un momento formativo e aggregativo molto potente. Dal punto di vista della formazione abbiamo offerto un momento privilegiato ai giovani soci per confrontarsi in modo dinamico e diretto (per questo anche il numero limitato di posti a disposizione) con colleghi della stessa età e soci senior che possono portare la loro esperienza. La convivenza prolungata nello stesso luogo consente di stringere o consolidare rapporti professionali – e non solo – che sono certo si riveleranno utili in futuro. Anche nella scelta dei docenti abbiamo optato per personalità di rilievo in ambito associativo, quindi non solo competenze, ma anche “umanità” importanti proprio per privilegiare questo secondo obiettivo.
Come hanno risposto gli Ingegneri Clinici e gli esperti, sia dal punto di vista delle iscrizioni che dal punto di vista della partecipazione di docenti?
La risposta è stata molto positiva. Non era assolutamente scontato saturare tutti i posti a disposizione, ma i colleghi hanno risposto con entusiasmo. Entusiasmo che abbiamo colto anche dai video che ciascuno ha inviato al momento dell’iscrizione: due minuti ciascuno nei quali sono “concentrati” persone e obiettivi. Non un lavoro semplice anche per chi ha scelto di investire nella scuola.
Quale è il suo commento complessivo al termine di questa esperienza?
La prima edizione di un evento è sempre un test, ma il risultato è stato estremamente positivo. L’ambiente che si è creato nel corso della settimana, l’empatia con i docenti che si sono avvicendati e i risultati didattici che abbiamo colto nella correzione dei test sono la prova che il modello non solo funziona ma è utile. Era rappresentata tutta l’Italia e, soprattutto, era rappresentato il futuro della nostra professione.
La Summer School a questo punto diventerà un appuntamento annuale fisso e costante?
Senza dubbio. Se vogliamo lasciare una eredità (o una traccia) non possiamo pensare di costruire un castello e poi lasciarlo lì sperando che si mantenga da solo. Dobbiamo abitarlo e farlo vivere. In ambito professionale questo significa formare i giovani insegnando loro quello che abbiamo imparato. Senza il timore che qualcuno ci superi, anzi…